domenica 22 marzo 2015

IL NUOVO NUMERO DE L'URLO

Ad un mese dall'uscita dell'ultimo numero de l'urlo eccone uno nuovo.
Non era mai successo prima che riuscissimo a pubblicare due numeri in due mesi ed è una cosa che ci fa molto piacere.
Questo numero è nato da una discussione sui pregiudizi che abbiamo avviato ad inizio anno e della quale avevamo anticipato uno degli articoli già in questo blog.
Buona lettura!

LA REDAZIONE DE L'URLO

domenica 1 marzo 2015

IL TRATTORE


Ci sono degli scritti che vale la pena di pubblicare solo perché sono belli (non si dice che la bellezza salverà il mondo..?). Questo scritto è uno di quelli. Anche se è breve si tratta di un pezzo molto suggestivo ed abbiamo deciso di condividerlo subito con quelli che ci seguono.
LA REDAZIONE DE L'URLO

* * *

Il rumore si avvicina mentre io sto dormendo, quel trattore che passa sulla strada è sempre più vicino, la finestra semichiusa che filtra questo momento, questo calore... che si mescola al rumore dei tegami, dei piatti che stanno a lavarsi. Che compagnia questi rumori, che dolcezza questi rumori, il cortile e le siepi stanno sempre lì a guardare; i rumori prima arrivano da lontano, ma mentre ti accorgi e ti scaldi di te, già si allontanano; l'oscurità della mia stanza... diventa una coreografia muta, dolce, pulita, come quei rumori, vecchi amici di un bambino che oggi si sveglia, con il corpo di un UOMO.


by inviatoinmotociclo@gmail.com

martedì 17 febbraio 2015

IL NUOVO NUMERO DE L'URLO

E' uscito il quarantaseiesimo numero de l'urlo.
Si tratta di un numero particolare perché abbiamo deciso di pubblicare l'articolo de l'invitatoinmotociclo@gmail.com, che descrive un bel film che abbiamo visto in redazione in dicembre, ed un lunghissimo articolo di J. che prende la restante parte del giornale.
Si tratta di un articolo molto bello e molto intenso, per questo abbiamo deciso di non spezzarlo in più parti e di pubblicarlo per intero, crediamo che valga la pena di leggerlo tutto d'un fiato.
Come al solito trovate il numero qui accanto nella colonna dell'archivio.
Buona lettura!

LA REDAZIONE DE L'URLO

lunedì 26 gennaio 2015

SOSTANZE STUPEFACENTI E PREGIUDIZI


Due settimane fa è venuta in redazione L., discutendo con lei, ad un certo punto, ci ha confessato che riguardo la scrittura si sentiva un po' "bloccata", ha aggiunto che era da tanto tempo che non scriveva e che non si sentiva ancora pronta per tornare a scrivere. Poi, la settimana successiva è venuta con questo pezzo bellissimo che ci ha letto in redazione.
Abbiamo deciso di pubblicarlo subito perché vale davvero la pena di leggerlo!
Alla faccia del "blocco"!!!

La redazione de l'urlo

All'interno del termine comunicazione sono racchiuse una miriadi di accezioni, e penso che conoscere le svariate modalità con cui possiamo presentarci agli altri, interagire con loro e farci conoscere, sia un enorme risorsa. Noi esseri umani certamente comunichiamo con le parole, ma questo non esclude che lo possiamo fare anche con la gestualità, le espressioni del viso, il modo che abbiamo di muoverci, di camminare. Seppur spesso ciò avvenga in maniera involontaria, posso comunicare parecchio di me agli altri anche solo con una stretta di mano, con un sorriso. Quello su cui mi sono interrogata molto spesso è quale sia il modo più corretto e costruttivo, e meno traumatico, per comunicare agli altri che facciamo, o abbiamo fatto, uso di sostanze. "Chi è" il tossicodipendente? Senza scontrarsi subito contro un muro di pregiudizi derivati da ignoranza riguardo all'argomento, e con un'informazione frammentaria e "terroristica", mirata più all'emarginazione del tossicodipendente che ad una reale voglia di spiegare, per la maggior parte della gente il tossicodipendente è solo quello che "ruba, picchia i genitori, vive alle spalle degli altri, si scambia siringhe e per questo è sicuramente malato, sporco e da tenere alla larga". Così come l'omosessuale è quello "incapace di rapporti veri, infedele, sciocco e amante della promiscuità e della vita dissoluta". E ce ne sono a centinaia di luoghi comuni del genere, uno o più per ogni categoria di persone (e non solo) a cui la società e la tradizione hanno affibbiato una determinata etichetta: così "gli zingari sono tutti ladri", "le belle donne sono tutte stupide", i "gatti neri portano sfiga", "chi ha tatuaggi è un delinquente" e via così.
Ma qual è allora il modo migliore, la forma di comunicazione più efficace, per far conoscere agli altri il mondo dei tossicodipendenti? Il primo passo è senza dubbio quello di far capire alla gente che "i tossicodipendenti" non è un'entità unica, un insieme di persone tutte uguali tra loro, non sono una rigida categoria.
Il tossicodipendente è il muratore che lavora con te tutti i giorni, è la maestra di tuo figlio, è il ragazzo vino che ancora studia, è il celibe, la madre di famiglia, il compagno d'università; il tossicodipendente è vecchio, è giovane, antipatico e simpatico. È la persona che vive tra noi, è il tuo vicino di casa, è il passeggero accanto a te sul treno.
Capire questo è già un primo passo.
Per anni io stessa mi sono privata dell'opportunità di nuove amicizie, perché ritenevo quasi un obbligo, per dare il via ad un rapporto, di presentarmi subito per quello che ero: una tossica. Mi sembrava impossibile mettere le basi per una nuova amicizia, senza prima "confessare il mio peccato".
Che sciocchezza eh?
Come se una persona fosse costretta a confidare subito un aspetto della propria vita così importante ma anche così delicato e personale.
Chi mai pretenderebbe, conoscendo una persona, che stringendole la mano per presentarsi, dicesse: "piacere mi chiamo tizia e sono anoressica", oppure: "molto lieto, sono Caio e soffro di attacchi di panico"?
E allora perché, per chi fa uso di sostanze, dovrebbe essere diverso?
Per troppi anni mi sono etichettata da sola come "la tossica", tralasciando tutti gli altri aspetti di me, le mie qualità. E se lo facevo io per prima forse posso biasimare gli altri se lo fanno? Per far sì che le persone ci conoscano per quello che siamo realmente dobbiamo essere noi i primi a farci conoscere. E allora, forse, per comunicare agli altri chi è un tossicodipendente la prima regola è quella di non comunicarlo, fino a che non sentiamo che è arrivato il momento, e abbiamo instaurato con l'altro un rapporto fatto di fiducia e rispetto. Dobbiamo farci conoscere per ciò che siamo, come qualunque altra persona, senza macerarci nella sensazione che stiamo nascondendo qualcosa di grosso. E dobbiamo avere più fiducia nelle persone e credere che se ci apprezzeranno per quello che siamo, con i nostri pregi, i nostri difetti, le nostre fragilità, se apprezzeranno "quella persona lì", allora quando verranno a sapere che si tratta di un tossicodipendente il loro giudizio non cambierà, e l'opinione che si erano fatti di noia "prima", resterà invariata anche "dopo".
E se così non sarà: tanti saluti! nel mondo ci sarà sempre chi non riesce ad andare oltre i pregiudizi: non è certo colpa nostra!

L.




venerdì 9 gennaio 2015

L'URLO SETTIMANALE

E' da un po' che non pubblicavamo dei post... ma nostre attività ci hanno assorbito non poco!
Tuttavia ricominciamo con una bella novità: la redazione de urlo diventa, da gennaio, un appuntamento settimanale!!!



Inoltre ci tenevamo ad annunciare che l'urlo sarà presente martedì 20 gennaio dalle 9:30, a Bologna, nella Sala Polivamente del palazzo della Regione  (via Aldo Moro, 50) in occasione del seminario "Droghe e comunicazione" durante il quale terrà un intervento per presentare le attività del nostro giornale. Siamo molto contenti di questa opportunità che è un bel riconoscimento soprattutto per tutti quelli che, in questi anni, hanno contribuito coi loro articoli ed il loro lavoro a rendere questo giornale vitale ed interssante!

La redazione de l'urlo

sabato 29 novembre 2014

sabato 22 novembre 2014

IO DAVANTI A ME: FRA BENE E MALE

Ieri sera in redazione abbiamo letto questa riflessione di A., le sue parole ci hanno colpito tantissimo per quanto sono profonde, poetiche e vere. A commento delle sue considerazioni è nato un vero e proprio dibattito che abbiamo registrato e che trovate nella sezione "La voce della redazione". Questo articolo comparirà anche nel prossimo numero de l'urlo che uscirà fra pochissimo.
 
LA REDAZIONE DE L'URLO
 
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Quando decidi di fare una cosa se ne presentano altre dieci.

Quando decidi di risolvere dieci cose, se ne presentano altre venti…
La vita è un aumentare di debiti che non salderai mai (che rischi di non saldare mai).
Guarisci una ferita e intanto una zanzara ti punge, schiacci la zanzara, risolvendo il problema a monte, ma intanto ti finisce la scorta d'acqua, così ti ritrovi a vivere una vita, a difendere strenuamente ciò che hai creato o ti è stato regalato, e se molli un po', la frana dell'esistenza ti crolla addosso perché così è la vita, e io ne ho abbastanza, ne ho abbastanza di me, degli altri, del sole che sorge ogni mattina, del sistema della politica, delle religioni, della fede, di ciò che sono, del non rispetto, della vita contorta che c'è e magari mi sono pure creato.
A volte vorrei parlare, ho la voce bassa, non ho voglia di urlare, perché gli altri coprono la mia voce? Cosa c'è di sbagliato in me? Perché non ho resistenza? A cosa serve la resistenza? Alcuni mi dicono che è colpa mia e credo pure io che sia colpa mia, altri mi dicono che non è colpa mia, e credo che non sia colpa mia.

Socializzare (con persone giuste) è un buon modo per redimere le proprie colpe. Ho perso… Sto perdendo me stesso forse vorrei trovarlo negli altri..? A volte mi recupero, come un soldato che salva il suo compagno, forse in questo sta la bontà, dai te stesso agli altri, dai te stesso a te stesso. Forse desideri che gli altri diano un po' di se stessi a te. Ma del resto credo che, così debba essere la vita. Credo che questo debba essere uno dei sensi della vita. Senza pensiero di tornaconto ("di lucro") per nessuno.
La nostra apatia e uno dei peggiori mali. Ogni cosa che fai è importante, questo è importante ricordarlo. Abbiamo bisogno di buoni schemi per imparare. Devi cercare di fare le cose con minuziosità, perché così è bene. La mente ha tanti risvolti, tra un minuto, adesso, domani, tra un'ora. Le persone hanno tanti risvolti. Come sopra, tra un minuto, tra un'ora, domani, ieri, la società è fatta di tante menti separate (perché non la solidarietà non unisce?).

Mi toglie la morte per salvarmi, cerca la morte per risollevare.
Cambiare, variare, accartocciare e vivere.
Ed è spesso sempre uno stropicciamento di ciò che volevi, peggio di una brutta copia, qualcuno vuole qualcosa da noi, c'è chi la vuole per il nostro bene, c'è chi la vuole per il nostro male, qualcuno la vuole per insegnarci, i cattivi e/o la cattiveria ti possono insegnare a soccombere così come ad elevarti. I buoni e/o la bontà possono insegnare a soccombere così come a usare l'intelligenza, scaltrezza… Cosa insegnano le due parti? A che cazzo serve essere intelligenti, benevoli, a cercare l'altruismo se diventi l'esatto contrario di ciò? E se… chi ti sta vicino sottomette le tue qualità e ti circuisce, tu chi sei? Chi volevi essere? Il risultato è caos, preparazione all'odio.

A.M.