Il tema in oggetto ci occupa già da due redazioni, così abbiamo deciso di pubblicare uno stralcio di una registrazione fatta durante l'ultima redazione. La trovare nella sezione "La voce de l'urlo" in basso a destra.
Saremmo curiosi di avere l'opinione di tutti, dopotutto si tratta di un tema delicato.
LA REDAZIONE DE L'URLO
domenica 21 febbraio 2016
COME PARLARE DI SOSTANZE STUPEFACENTI?
sabato 30 gennaio 2016
LA SOGLIA DEL DOLORE
Giovedì 28 gennaio abbiamo letto questo articolo di M. ed abbiamo deciso subito di pubblicarlo sul nostro blog: è così vogliamo esordire nel 2016. Rigorosamente in modo non banale. E gli articoli di M. hanno sempre il raro pregio di sfiorare le cose durezza, le sue riflessioni sono piene di una gentilezza che non risparmia mai nulla, e per noi è importante avere un redattore così.
Auguriamo a tutti buona lettura.
LA REDAZIONE DE L'URLO
* * *
Ci
sono eventi che, quotidianamente, ci spingono a riflettere a proposito di quel
turbamento dell'anima, quella sorta di immenso e profondo disagio sia fisico
che psichico, del quale è vittima ogni essere senziente: il dolore.
Un primo
errore che potremmo essere indotti a fare,è quello di pensare che il solo
genere umano sia caricato di questo pesante fardello, in realtà condiviso a
diversi livelli da tutti gli esseri viventi. Certo se priveremmo dell'acqua la
nostra pianta, non potremo aspettarci che urli o si dimeni, però noteremo
sicuramente l'afflosciarsi e l'ingiallire delle foglie, ed è questo il suo modo
per dirci: sto soffrendo. Una cosa a mio parere importante da perseguire è la
sensibilità empatica, ovverosia la percezione del dolore negli altri, il quale
dovrebbe essere considerato né più né meno importante di quello provato da noi
stessi. E molte volte ciò viene contrastato dal nostro immenso ego, il quale ci
induce a pensare che sia il nostro l'unico, ovvero il solo a meritare la nostra
attenzione. Secondo errore.
Con i mammiferi, che sono in certo modo gli animali
più simili all'uomo a livello di comunicazione del dolore, ci risulta più facile
capire quando soffrono, pur continuando a pensare che in qualche maniera il loro
sia meno importante del nostro. In realtà innumerevoli esempi possono farci
capire che il loro comportamento, sia tra di loro che verso l'uomo, ha un'etica che addirittura supera quella di gran parte
del genere umano. La criminale consapevolezza con la quale la nostra specie sta
distruggendo Gaia, l'ecosistema sul quale tutti noi stiamo viaggiando
nell'universo, dovrebbe suscitare in noi lo stesso dolore che si prova davanti
a un genocidio. Ma che c'importa, tanto saranno i nostri figli e i nostri nipoti
a pagarne le conseguenze. Ripensando alle generazioni passate, ai racconti di
mio padre, classe 1930, dei miei zii e dei miei nonni, posso solo arrivare a
sfiorare col pensiero il patimento e i dolori da loro passati. Gli orrori della
guerra, gli stenti della fame sono esperienze che possono portarti a
oltrepassare il limite aldilà del quale si rischia di mettere a repentaglio la
sanità mentale. Ciò che può in molti casi riuscire a salvarci, e che nella
schizofrenia egocentrica dell'attuale società si è perduto rispetto al
passato, è la pratica della solidarietà e della compassione. Dobbiamo essere
certi che ognuno di noi può fare qualcosa, ciascuno a seconda dei propri mezzi,
condividendo il proprio e cercando di alleviare l'altrui patimento. Solo
prendendo coscienza degli stati di profonda costernazione in cui altre creature
possono venire a trovarsi riusciremo a dare un più equo grado di importanza
anche al nostro dolore.Primo Levi.
M.
sabato 28 novembre 2015
INTERVISTA A ROBERTO MORGANTINI
![]() |
| Un tortellino... un simbolo perfetto per le Cucine Popolari! |
"Perché intervistare Roberto Morgantini?".
L'idea di questa intervista è nata in redazione tempo fa, mentre si consumavano gli ultimi scampoli di caldo di questa estate, ed è nata proprio da questa domanda: "perché intervistare Roberto Morgantini?".
In effetti nessuno di noi lo conosceva ma S., che invece lo conosceva bene, ci ha portato diversi articoli di giornale che parlavano di lui per darci un'idea su chi fosse. Basta fare un veloce giretto nel web per capire chi è Roberto Morgantini, magari leggendo qui, qui , qui o qui, in questo modo è anche più facile capire le ragioni che ci hanno portato a decidere di volerlo intervistare. Così, sempre grazie all'aiuto di S. che ci ha fatto da tramite, una piccola rappresentanza della redazione, giovedì 26 novembre, ha raggiunto Roberto Morgantini a Bologna, in via del Battiferro, presso la sede delle Cucine Popolari. Perché, fra le altre cose, Morgantini è colui che ha dato avvio a questa importante iniziativa.
![]() |
| Roberto Morgantini con noi... |
Per quanto ci riguarda ci portiamo a casa il ricordo di un pomeriggio piacevole e ricco di riflessioni interessanti. Ma soprattutto ci siamo resi conto che è la vita stessa di Morgantini che è un bel racconto che vale davvero la pena di essere ascoltato, e raccontato.
Approfittiamo di questo spazio per ringraziare ancora Roberto della sua disponibilità, e S. per avercelo fatto conoscere.
LA REDAZIONE DE L'URLO
sabato 31 ottobre 2015
OPERATORI DI PROSSIMITA'
Qualche giorno fa
abbiamo
dedicato una
serata della redazione ad
intervistare Marco
Falconieri,
un operatore
di prossimità.
Possiamo dire che ne è valsa davvero la pena perché l'incontro ci ha dato un sacco di informazioni e spunti di riflessioni molto interssanti.
Riteniamo che possa valere la pena, per chi fosse interessato, poter ascoltare l'intera intervista, l'abbiamo pubblicata integralmente nella sezione "La voce della redazione" qui a destra.
Possiamo dire che ne è valsa davvero la pena perché l'incontro ci ha dato un sacco di informazioni e spunti di riflessioni molto interssanti.
Riteniamo che possa valere la pena, per chi fosse interessato, poter ascoltare l'intera intervista, l'abbiamo pubblicata integralmente nella sezione "La voce della redazione" qui a destra.
sabato 26 settembre 2015
IN RICORDO DI DANCO
E' uscito il nuovo urlo. Magari avremmo preferito che proprio questo numero non uscisse. Avrebbe voluto dire che Danco sarebbe stato ancora con noi.
A lui questo numero, speciale, è dedicato, per dirgli che gli vogliamo bene e che continuiamo a pensare a lui.
LA REDAZIONE DE L'URLO
A lui questo numero, speciale, è dedicato, per dirgli che gli vogliamo bene e che continuiamo a pensare a lui.
LA REDAZIONE DE L'URLO
martedì 8 settembre 2015
NUMERO ZERO
Alcuni di quelli che scrivevano su quel numero, e sui numeri successivi, non ci sono più, altri sono andati via, altri sono andati via e tornati, altri sono tornati in veste diversa, altri ancora continuano a collaborare con noi. Come direbbe il mago Ramon: c'est la vie!!!
Ci siamo accorti che, rileggendo questi vecchissimi numeri de l'urlo, scorreva sotto i nostri occhi un pezzetto di storia raccontata da chi aveva tenacemente deciso di guardare le cose secondo un'angolatura diversa. Così, leggendo i numeri in sequenza, si può ricostruire una storia "altra" non meno interessante di quella più celebrata. E' curioso (e forse triste) che vent'anni fa si discutesse di problemi che, in buona parte, oggi ancora non hanno trovato soluzione, ma forse i problemi non hanno soluzioni, hanno solo storia. E allora tocca a qualcosa come un "urlo" raccontarla per non dimenticare almeno i problemi!!!
Buona lettura.
LA REDAZIONE DE L'URLO
P.S.
Trovate il numero zero in basso, nello spazio dedicato all'archivio de l'urlo.
sabato 22 agosto 2015
GRAMMATICA DELLE EMOZIONI
Tre mesi fa Danco ci ha lasciati e ancora facciamo fatica a crederci. Danco è stato per la redazione de l'urlo una figura importante, così vorremmo ricordarci ogni tanto di quanto fosse in gamba a scrivere e quanto interessanti fossero le sue riflessioni.
Questo articolo è del 2004, e si intitola Grammatica delle emozioni.
Buona lettura.
Questo articolo è del 2004, e si intitola Grammatica delle emozioni.
Buona lettura.
LA REDAZIONE DE L'URLO
* * *
Vorrei parlare di un periodo particolare, in cui ho fatto un po' di "conti". E' da un po' di tempo che sto facendo volontariato e mi stanno tornando indietro delle cose.
Ho iniziato un po' per caso, senza aspettarmi molto, per motivi un po' egoistici: vado in mezzo a persone che stanno peggio di me, chissà mai che anche io stia meglio, mi renda conto delle mie cose.
Certe cose però, dopo un po', vanno prese seriamente: ho avuto delle responsabilità. Se tu insomma predichi bene ma razzoli male... non puoi, devi riflettere su come ti comporti davanti agli altri. Succede che vai in uscita e ti ritrovi a far rispettare delle regole, non sei più quello che le trasgredisce! E' un po' cosi, uno inizia per gioco e poi ti ritrovi a fare le cose seriamente. Forse la dico grossa ma il ritorno è che comincio a ritenermi un po' diverso, a riscontrare delle cose diverse. Sono cambiato internamente, è un discorso un po' complesso e tutte le volte che lo faccio ruba qualcosa di mio. Ci sono delle situazioni nelle quali prima mi trovavo a disagio, non riuscivo a coordinare i movimenti, c'era un tentativo di fuga: sono le emozioni. Da un po' non ero abituato a viverle. Ho fatto una ventina di anni di tossicodipendenza da eroina. Le situazioni forti le vivevo in modo distaccato, come se mi scivolassero addosso: non mi appartenevano. Ora cominciano a tornarmi addosso, e la sensazione forte è che questo è piacevole, ti fa venire voglia di viverle, il piacere della vita. Nel contatto con le persone, nell'intimità di qualche situazione. Quando sei davanti ad una persona che è ancora dentro ad un certo tipo di vita, anche se paria con te, hai sempre l'impressione di non riuscire a raggiungerla. I cambiamenti li riconosco quando sono di fronte a certe situazioni e mi rivedo in chi ho davanti, è come se vedessi me a! posto loro, vedo come io ero assente. Non sto parlando dei tossicodipendenti in generale ma sto parlando di me. E' come se avessi di fronte uno specchio, non penso che l'altro è uguale a me ma mi da l'occasione di riflettere su di me, su tutte le volte che parlavo... in realtà con la testa ero altrove. E non penso che le persone che ho di fronte non siano autentiche o che vorrei che fossero diverse da come sono in quel momento, mi va benissimo essere in relazione con loro in quel momento così come sono. Mentre sono lì nella situazione mi accorgo che non ho più paura, e accorgermene mi fa avere ancora meno paura, la differenza è che ora io inizio a pensare agli altri, prima era più difficile. Voglio dire che della mia dipendenza non ho memoria limpida al 100%. Tuttavia continuo a scoprire cose del mio passato, sto parlando solo della mia vita e non delle storie degli altri. Una cosa che capisco è che io ho preso una fregatura per vent'anni, e questo sarebbe già sufficiente per dire tutto. Non rinnego niente perché ero io allora così come sono io oggi, non voglio cancellare una parte di me e del mio vissuto, né sto giudicando la persona ma rifletto su di me, do un giudizio su una parte di me, quando non sapevo cosa volevo, non trovavo mai uno spazio di tranquillità, il mio stato d'animo era sempre quello di voler scappare, non voler esser lì, un'inquietudine non riuscire a presentarmi agli altri con tranquillità. Me ne sono reso conto piano piano, ho preso possesso e ho favorito questo cambiamento. Fino ad ora io mi sono sempre opposto ai cambiamenti, ora vedo una cosa diversa, sono cambiato. Delle volte rivedersi non fa molto piacere, i ritorni sono molto duri da digerire. Alla fine ho fatto questa scelta del volontariato, anche perché io sono stato in diversi contesti, ma è difficile trovare delle persone con cui condividere delle cose la mia gente è la gente che in qualche modo è entrata in contatto con le sostanze.
Con gli altri non mi sento così vicino.
Danco
Ho iniziato un po' per caso, senza aspettarmi molto, per motivi un po' egoistici: vado in mezzo a persone che stanno peggio di me, chissà mai che anche io stia meglio, mi renda conto delle mie cose.
Certe cose però, dopo un po', vanno prese seriamente: ho avuto delle responsabilità. Se tu insomma predichi bene ma razzoli male... non puoi, devi riflettere su come ti comporti davanti agli altri. Succede che vai in uscita e ti ritrovi a far rispettare delle regole, non sei più quello che le trasgredisce! E' un po' cosi, uno inizia per gioco e poi ti ritrovi a fare le cose seriamente. Forse la dico grossa ma il ritorno è che comincio a ritenermi un po' diverso, a riscontrare delle cose diverse. Sono cambiato internamente, è un discorso un po' complesso e tutte le volte che lo faccio ruba qualcosa di mio. Ci sono delle situazioni nelle quali prima mi trovavo a disagio, non riuscivo a coordinare i movimenti, c'era un tentativo di fuga: sono le emozioni. Da un po' non ero abituato a viverle. Ho fatto una ventina di anni di tossicodipendenza da eroina. Le situazioni forti le vivevo in modo distaccato, come se mi scivolassero addosso: non mi appartenevano. Ora cominciano a tornarmi addosso, e la sensazione forte è che questo è piacevole, ti fa venire voglia di viverle, il piacere della vita. Nel contatto con le persone, nell'intimità di qualche situazione. Quando sei davanti ad una persona che è ancora dentro ad un certo tipo di vita, anche se paria con te, hai sempre l'impressione di non riuscire a raggiungerla. I cambiamenti li riconosco quando sono di fronte a certe situazioni e mi rivedo in chi ho davanti, è come se vedessi me a! posto loro, vedo come io ero assente. Non sto parlando dei tossicodipendenti in generale ma sto parlando di me. E' come se avessi di fronte uno specchio, non penso che l'altro è uguale a me ma mi da l'occasione di riflettere su di me, su tutte le volte che parlavo... in realtà con la testa ero altrove. E non penso che le persone che ho di fronte non siano autentiche o che vorrei che fossero diverse da come sono in quel momento, mi va benissimo essere in relazione con loro in quel momento così come sono. Mentre sono lì nella situazione mi accorgo che non ho più paura, e accorgermene mi fa avere ancora meno paura, la differenza è che ora io inizio a pensare agli altri, prima era più difficile. Voglio dire che della mia dipendenza non ho memoria limpida al 100%. Tuttavia continuo a scoprire cose del mio passato, sto parlando solo della mia vita e non delle storie degli altri. Una cosa che capisco è che io ho preso una fregatura per vent'anni, e questo sarebbe già sufficiente per dire tutto. Non rinnego niente perché ero io allora così come sono io oggi, non voglio cancellare una parte di me e del mio vissuto, né sto giudicando la persona ma rifletto su di me, do un giudizio su una parte di me, quando non sapevo cosa volevo, non trovavo mai uno spazio di tranquillità, il mio stato d'animo era sempre quello di voler scappare, non voler esser lì, un'inquietudine non riuscire a presentarmi agli altri con tranquillità. Me ne sono reso conto piano piano, ho preso possesso e ho favorito questo cambiamento. Fino ad ora io mi sono sempre opposto ai cambiamenti, ora vedo una cosa diversa, sono cambiato. Delle volte rivedersi non fa molto piacere, i ritorni sono molto duri da digerire. Alla fine ho fatto questa scelta del volontariato, anche perché io sono stato in diversi contesti, ma è difficile trovare delle persone con cui condividere delle cose la mia gente è la gente che in qualche modo è entrata in contatto con le sostanze.
Con gli altri non mi sento così vicino.
Danco
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